Ieri ho assistito con attenzione al primo confronto tra i candidati in gioco alle prossime elezioni.
Dal mio punto di vista non ho notato la mancanza di buona volontà da parte di entrambi. L’uno, con una visione più accorata, lasciava trasparire anche quella fiamma che arde per il proprio paese natio, talvolta esprimendo le proprie preoccupazioni per l’immediato futuro. L’altro, con una nota più accentuata sul metodo di approcciarsi alle criticità politiche, talvolta sottolineava anche il ruolo dell’amministratore locale come pungolo per le coscienze dei singoli cittadini, al fine di renderli parte attiva. Questo per quanto riguarda l’aspetto dell’approccio umano.
Tuttavia, c’è un punto che mi ha suscitato forti perplessità: il fatto che si parli sempre di problemi immediati e non a lungo termine.
Delle due l’una: o non ci si vuole sbottonare su temi di più ampio respiro, oppure si intende adottare fin da subito un approccio a basso profilo, sperando che al termine del quinquennio, gestito da “buon padre di famiglia”, ci sia un piccolo margine per un colpo di reni finale con l’avvio di qualche grande opera. Vedasi il tema delle strutture sportive, che gioco forza coinvolge tutte le coscienze politiche e tutte le fasce sociali, ma che ha un costo e, molto spesso, per esperienza professionale personale, un finanziamento finalizzato non esclude la necessità di procedere all’accensione di un ulteriore mutuo. I costi si aggiornano ed è, purtroppo, l’unica voce che in Italia segue favorevolmente l’andamento dell’inflazione, contrariamente agli stipendi, ad esempio.
Latiano ha vissuto e vive tuttora una situazione molto particolare, che a tratti pare assumere quell’effetto oleoso che ha il mare nelle prime ore pomeridiane estive, con molta umidità.
Questa situazione stagnante non è solo figlia di responsabilità politiche a vario titolo, ma è come se la realtà si fosse anestetizzata sui problemi in superficie, riuscendo a scorgere soltanto le criticità, per così dire, tangibili: un marciapiede da riparare qui, le buche nelle strade, la velostazione, da ultimo la fontana in Piazza Umberto. Insomma, un paese decisamente indietro rispetto alle aspettative iniziali di dieci anni fa, nel quale bisogna leggere un continuo via vai politico, una diaspora di giovani costretti a lavorare fuori — me compreso — e un patrimonio politico giovanile infiammatosi nel lontano 2015, purtroppo stemperatosi quasi subito dopo i primi risultati elettorali e le prime scelte interne.
Troppo spesso in questi anni si è guardato con “invidia”, intesa come senso di ammirazione repressa, verso i comuni limitrofi in grado di attrarre gente nei periodi estivi, sottolineando invece il deserto nelle nostre strade. Queste non sono altro che le criticità finali di un paese di provincia, frutto di una visione non ancora matura su quelli che sono i problemi reali da risolvere.
Latiano, nel 2026, non ha ancora lo strumento chiave del futuro di ogni territorio: il PGT.
Questo tema finora non è mai stato toccato. Domanda diretta a entrambi i candidati: si vuole dare un’impronta più a lungo raggio allo sviluppo del proprio territorio? In che modo? Bene, se ne parli.
Si inizi a pensare alle nuove zone da destinare al verde pubblico, a quelle da salvaguardare, a quali delimitare come fabbricabili civili e quali destinare al non civile o all’ampliamento del comparto commerciale.
Al momento lo sviluppo del territorio è avvenuto con modalità “coperta della nonna”: cucita in autonomia, a tempo perso e con le stoffe disponibili in casa.
Quindi, tutto immutato rispetto a trent’anni fa: qualche strada nuova ogni tanto, qualche via asfaltata in più e niente di più. Anzi no: strade occupate da dehors e dossi installati in zone dove non potrebbero esserci neppure i parcheggi bianchi per le auto, ma dove dovrebbero invece essere affissi divieti di sosta, per consentire il solo transito ai veicoli di tutte le tipologie.
Vedete, il PGT non serve solo al tema dello sviluppo del territorio, ma aiuta anche a ripensare la mobilità, alla luce di tutte le nuove modalità di spostamento possibili, delle dimensioni extra-large degli autoveicoli moderni e del tema, sempre dibattuto ma raramente praticato, dell’abolizione delle barriere architettoniche. Al momento solo la via nei pressi della stazione gode di una situazione ottimale e paragonabile al futuro della mobilità sostenibile. Parliamo di 900 metri di strada in un paese il cui anello perimetrale misura circa 8 km, senza contare le strade interne.
Altro argomento finora inevaso è il seguente, derivante dalle lamentele che ogni cittadino, a ragione o torto, propone ogni anno quando arriva la bolletta a casa: a Latiano si paga molto la TARI?
Bene, si inizi a spiegare ai cittadini come si adotta un PEF ai fini della regolamentazione del servizio rifiuti, quali siano i costi necessari per aumentare le risorse in campo per una raccolta ancora più efficiente e quali siano le attività parallele necessarie ad assicurare la corretta e tendenzialmente piena entrata del gettito tributario.
Non basta lamentare le carenze del servizio o i sovraccarichi patiti dagli addetti ai lavori e le ovvie conseguenze sull’efficienza della raccolta, della pulizia del territorio e delle aree rurali.
Altra situazione correlata, più volte evidenziata sempre sul tema tributario: “tuteleremo le fasce più deboli”. Come? La minore entrata da un lato, per qualcuno, è la maggiore entrata che si chiede a qualcun altro, ma bisognerebbe argomentarlo molto bene, per renderlo comprensibile e accettabile. Un minore sacrificio dell’uno comporta inevitabilmente un maggiore sacrificio dell’altro.
Alla fine i conti devono quadrare: su questo non ci piove, e il bilancio di previsione deve fare i conti con il rendiconto.
Questo discorso, a livelli più ampi, vale anche per le manutenzioni stradali, per gli impegni di spesa destinati ai servizi integrativi educativi, ai servizi sociali, allo sport e agli eventi. Senza tralasciare le tempistiche di adozione del bilancio di previsione che, come noto, è fissato al 31 dicembre di ciascun anno e dovrebbe diventare un obiettivo imprescindibile del proprio mandato, per evitare di lavorare in esercizio provvisorio, ovvero per dodicesimi.
Un ultimo obiettivo che nessun candidato cita finora è quello di ridurre al minimo i debiti fuori bilancio, derubricandoli a “incidenti di percorso” e non a normali ordini del giorno, come invece accade troppo spesso negli ultimi tempi.
Per concludere, a entrambi i candidati porgo l’invito a parlare anche di questi argomenti spinosi e impopolari. A rendere la cittadinanza al corrente non solo delle proposte, ma anche delle soluzioni che si intendono adottare, dando prova della conoscenza tecnica della macchina amministrativa.
Latiano non ha necessità di percepire i propri futuri rappresentanti come semplici “uomini di buona volontà”, perché al termine di ogni consiliatura si tirano le somme e i numeri difficilmente ammettono interpretazioni, che si tratti di un’esperienza di un mese, di un solo mandato o di due consecutivi.
Buon voto a tutti.
Pierpaolo Volpe
