Ho assistito, come tanti latianesi, al confronto di ieri sera tra i candidati sindaci del Comune di Latiano e, purtroppo, mio malgrado, sono stato investito da una profonda amarezza.
In tale dibattito si è parlato di tutto, tra polemiche e personalismi, tranne che di ciò che conta davvero: il futuro concreto di Latiano.
Mi ha colpito negativamente soprattutto il grande assente di tale confronto, ovvero un’idea di sviluppo del territorio, già depauperato negli ultimi trent’anni. Ho ascoltato rancori e proposte di ordinaria e misera amministrazione, ma non ho visto un’idea di livello su come sviluppare economicamente la nostra Latiano, portando imprese importanti a investire. È ciò che il sottoscritto, da cittadino e dirigente sindacale, ha provato a fare nel corso degli anni, trovando però incompetenza nel recepire tali proposte, che avrebbero significato un arricchimento per il territorio.
Solo se c’è lavoro si possono convincere i giovani a rimanere e non andare via per bisogno e non per scelta, visto che purtroppo il nostro comune, come tanti altri piccoli centri, sconta e soffre il pericolo dello spopolamento.
Non ho ascoltato una, dico una, proposta in tale senso da parte di nessuno dei due candidati alla carica di sindaco.
Io mi chiedo: dove sono, nel dibattito politico, non solo le proposte per incentivare aziende importanti a investire nel nostro territorio, creandone le condizioni, ma anche le proposte per incentivare l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità locale?
Ciò che ho constatato è una sola cosa: l’assenza di visione, di un’idea di Paese e di sviluppo economico e sociale dello stesso.
Mi chiedo come i candidati e le forze politiche che li sostengono intendano trasformare Latiano in un polo attrattivo economicamente e socialmente, in una logica di programmazione, invece che in una periferia di passaggio.
Non ho ascoltato una parola sui giovani, che sono il futuro della nostra città. Parlo di proposte serie che possano condizionarne positivamente la vita, non di piccolo cabotaggio quotidiano.
A mio giudizio, non basta proporre di rifare una piazza o un palazzetto, se poi intorno a quelle strutture non ci sono lavoro, cultura e innovazione.
Personalmente, le domande che avrei voluto porre ai candidati e gli argomenti di cui avrei voluto sentirli parlare riguardano, per esempio, le grandi sfide dei giorni nostri:
- digitalizzazione e co-working: spazi per permettere a chi lavora da remoto di rimanere qui o stabilirvisi stabilmente;
- valorizzazione del patrimonio monumentale: non solo conservazione, ma gestione attiva per creare indotto turistico e occupazionale;
- defiscalizzazione per nuove imprese;
- incentivi reali per chi decide di scommettere sul nostro territorio nell’artigianato, nell’agricoltura e nel commercio;
- proposte concrete a favore delle fasce più deboli e marginali della popolazione, quindi anziani e persone con disabilità.
Un paese che non investe sui propri giovani è un paese che sta scrivendo il proprio testamento.
Sono convinto che amministrare non significhi solo gestire l’esistente, ma immaginare ciò che non c’è, realizzarlo e arricchirlo.
Chiedo a tutti i candidati sindaci e consiglieri comunali di attuare un piano concreto per fermare l’emorragia di talenti e risorse da Latiano, oppure dobbiamo inevitabilmente rassegnarci a essere una comunità che vive di soli ricordi?
I latianesi, in questa fase della storia, vogliono risposte, non le solite polemiche sterili, scontate, trite e ritrite.
Concludo dicendo una cosa che mi disse il mio maestro di vita:
“NEI MOMENTI DI DIFFICOLTÀ NON BISOGNA MAI CELARE LE OPPORTUNITÀ”.
Ecco, io chiedo ai candidati sindaci di Latiano di inseguire le opportunità con proposte concrete.
ANTONIO EPIFANI
