Vincenzo D’Oria ex assessore ai servizi sociali interviene rispetto alla discussione politica pre elettorale. Vi riportiamo integralmente il suo intervento.
Il quadro che emerge è quello di una comunità che vive l’ennesima fase di transizione senza una traiettoria politica chiara. Il problema non è il fisiologico confronto tra posizioni diverse — che in democrazia è sano — ma l’assenza di continuità amministrativa, di visione strategica e di una piattaforma programmatica condivisa.
Restare “in alto mare” significa non aver consolidato negli anni un’identità politico-amministrativa riconoscibile. Ogni tornata elettorale sembra ripartire da zero: nuove alleanze, nuovi equilibri, nuovi protagonisti, ma senza un percorso coerente che permetta ai cittadini di valutare risultati, impatti e responsabilità. Questo produce disaffezione e scetticismo.
Riprendere credibilità oggi sarà oggettivamente complesso per qualunque nuovo candidato sindaco, salvo scelte radicalmente innovative o un cambio di metodo sostanziale. In termini calcistici, non si tratta di inseguire il titolo di capocannoniere o il premio al miglior portiere — soddisfazioni individuali — ma di costruire una squadra strutturata, con ruoli definiti, preparazione costante e una strategia di lungo periodo, come si farebbe per competere ai Mondiali.
Oggi, invece, il dibattito appare concentrato sugli assetti, sui nomi e sugli equilibri interni, mentre manca un confronto pubblico sui programmi.
Il dibattito politico sembra concentrarsi più sulle modalità di accesso al Consiglio comunale alla luce della nuova normativa — che consente la candidatura con una sola lista — che sulla costruzione di un progetto amministrativo solido e condiviso.
Il rischio concreto è una frammentazione eccessiva del quadro elettorale, con un numero elevato di candidati sindaci motivati principalmente dall’obiettivo di garantirsi una rappresentanza in Consiglio. Una moltiplicazione delle candidature che, anziché favorire il confronto democratico sui programmi, potrebbe tradursi in una dispersione del consenso e in una raccolta di voti orientata più alla tutela di posizioni individuali che alla definizione di una visione organica per la città.
Non si discutono priorità concrete: sviluppo economico, gestione del bilancio, politiche sociali, urbanistica, giovani, ambiente. Senza una piattaforma programmatica dettagliata — con obiettivi misurabili, cronoprogrammi e indicatori di risultato — il rischio è che la campagna elettorale si riduca a dinamiche personali.
Se non emerge un reale interesse a mettere al centro contenuti e responsabilità, la sfiducia dei cittadini è una conseguenza inevitabile .
La partita non si vince nei corridoi ma sul campo, e il campo — in questo caso — è la capacità di trasformare le parole in atti amministrativi concreti. Senza questo cambio di passo, ogni nuova candidatura rischia di apparire come l’ennesimo cambio di maglia, non come l’inizio di un progetto credibile per la città.
Vincenzo D’Oria
