A Latiano la politica assomiglia sempre più a un campo arato a febbraio: la terra è pronta, i solchi sono tracciati, ma il seme quello buono ancora non si vede.
Mercoledì 18 febbraio il centrosinistra si è ritrovato attorno a un tavolo che somigliava più a un’aia contadina che a una segreteria di partito. C’erano tra gli altri Pietro Zizzi, Tommaso Cavallo e Antonio Delli Fiori: i “duri e puri”, quelli che parlano di rinnovamento ma con il rispetto di chi sa che la storia di un paese non si cancella con un colpo di spugna.
L’incontro, però, non ha partorito alcun nome per la corsa a sindaco. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, tra una zolla e l’altra si sono intraviste crepe che potrebbero trasformarsi in tre o addirittura quattro candidati sindaci. Una vendemmia abbondante, insomma, ma tutta da verificare.
Eppure qualcosa si muove. I quarantenni e cinquantenni vengono indicati come la generazione chiamata a prendersi l’onere e l’onore di amministrare Latiano. Con consenso elettorale, s’intende. I più anziani, invece, nel ruolo di “padri nobili”: custodi della memoria, non più timonieri. Nessuno deve sentirsi mortificato, perché la politica a Latiano è fatta anche di storie lunghe, di stagioni passate che hanno dato frutti diversi.
L’identikit del futuro sindaco sembra tracciato con cura quasi agronomica: una figura nuova, che non abbia mai amministrato. Potrebbe essere un politico con esperienza istituzionale ma senza incarichi di governo locale, oppure un esponente della società civile che negli ultimi anni abbia fatto politica senza sedere in giunta. Chiaro anche un altro punto: la lista deve essere composta da persone nuove, senza ex candidati sindaci e chi ha svolto compiti di assessori non dovrebbe pretendere di rientrare dalla finestra. Nessun ripescaggio nello staff. La prossima giunta dovrà essere davvero nuova.
Se invece qualche assessore coltiva ambizioni da primo cittadino, potrà portare la propria disponibilità al tavolo. Ma sarà il tavolo a decidere. Nel frattempo, mentre il centrosinistra prova a definirsi “largo, forte e attrattivo”, cresce l’attrazione verso l’area UDC. Tanto che dall’incontro è nata la richiesta di invitare al prossimo confronto il segretario cittadino dell’Unione di Centro. Un segnale politico non da poco.
E poi c’è la variabile impazzita: Giovanni Bruno, che potrebbe decidere di arare un campo tutto suo, dando vita a un terzo polo. Una scelta che spaccherebbe definitivamente il fronte e renderebbe la competizione più simile a una fiera agricola che a una corsa lineare verso Palazzo di città.
Il Partito Democratico potrebbe presto prendere in mano la situazione, avviando incontri bilaterali per definire caratteristiche del candidato e composizione della lista. Nel frattempo, una nuova classe dirigente scalda i motori. Sono loro la possibile base del cambiamento. Lo sforzo di Cavallo, Delli Fiori e Zizzi è chiaro: unità prima di tutto. Come gli agricoltori che guardano il cielo e aspettano la stagione giusta, il centrosinistra latianese sa che ogni frutto ha il suo tempo.
E il prossimo frutto dovrà essere un candidato giovane, capace, in grado di rappresentare Latiano non solo nei confini cittadini ma anche a livello nazionale. Perché questo paese non è uno qualunque: ha dato i natali a Bartolo Longo, una figura che ha lasciato un segno profondo nella storia religiosa e civile dell’Italia. La domanda, ora, è semplice: il campo produrrà un raccolto unitario o una frammentazione di orticelli? La politica, come la terra, premia chi sa aspettare. Ma punisce chi semina divisioni. E a Latiano, la primavera elettorale è già dietro l’angolo.
