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Blitz dei Carabinieri del ROS a Latiano: fermato un giovane per presunta apologia del terrorismo

da Redazione
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Un’operazione dei Carabinieri del ROS ha scosso la notte di Latiano. All’alba, con il supporto di un elicottero, i militari hanno eseguito un blitz in un appartamento occupato da un giovane di origine palestinese, proveniente dalla Striscia di Gaza e residente da tempo nel territorio.

Secondo le prime informazioni, il giovane, conosciuto in paese perché impiegato come cameriere in una nota pizzeria della città, sarebbe stato fermato nell’ambito di un’indagine legata alla presunta apologia del terrorismo di matrice jihadista.

L’intervento ha attirato l’attenzione di numerosi residenti, svegliati dal rumore dell’elicottero e dalla presenza delle forze dell’ordine. La notizia ha suscitato sorpresa nella comunità locale, dove il ragazzo era conosciuto soprattutto per la sua attività lavorativa e dove nessuno, almeno apparentemente, avrebbe sospettato un possibile percorso di radicalizzazione.

Gli investigatori avrebbero concentrato la loro attenzione su alcuni contenuti pubblicati sui social network, ritenuti dagli inquirenti inneggianti alla jihad e tali da far scattare gli approfondimenti investigativi culminati nel fermo eseguito nella notte.

Sulla vicenda vige al momento il massimo riserbo. Saranno le indagini e gli eventuali sviluppi giudiziari a chiarire la posizione del giovane e la natura delle contestazioni mosse nei suoi confronti.

Comunicato ufficiale

Il 18 giugno 2026 il Raggruppamento Operativo Speciale – supportato in fase esecutiva dal Comando Provinciale Carabinieri di Brindisi, nonché da militari del G.I.S., del VI Nucleo Elicotteri Carabinieri di Bari e del Nucleo Carabinieri Cinofili di Tito  – ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Lecce, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo nei confronti di un trentenne palestinese, residente nella provincia di Brindisi, gravemente indiziato del reato di istigazione a commettere delitti, aggravati dall’utilizzo di sistemi informativi e telematici e dall’essere tali delitti di natura terroristica. Contestualmente, è stata data esecuzione ad un decreto di perquisizione domiciliare nei confronti di un connazionale, venticinquenne, indagato in stato di libertà per la medesima fattispecie di reato.

L’attività investigativa del ROS – diretta dalla citata Procura Distrettuale, sotto il coordinamento della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo – si è fondata sulla costante attività di monitoraggio e web patrolling condotta dalle articolazioni dell’Arma dei Carabinieri, sino ai minori livelli.

Nel caso di specie, infatti, nell’aprile 2025, da una Stazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi, è partita la segnalazione all’Autorità Giudiziaria circa l’esistenza di un profilo su una nota piattaforma social, riconducibile ad uno degli indagati, al cui interno erano pubblicati foto, video e commenti inerenti al conflitto israelo-palestinese.

Quindi, lo sviluppo investigativo successivamente condotto dal ROS ha consentito non solo di ricostruire la rete relazionale virtuale degli indagati ma anche, specialmente, di documentare un progressivo processo di radicalizzazione dell’odierno arrestato, registrando, in proposito, uno scivolamento da una posizione di generica solidarietà verso la causa palestinese ad espressioni di crescente adesione alla retorica jihadista, con manifestazioni di apprezzamento/apologia verso le azioni di terrorismo e il martirio quale forma suprema di devozione religiosa, fino a dichiarazioni di aperto sostegno ideologico ad intraprendere azioni dirette.

Il tutto si traduceva nella quotidiana pubblicazione e diffusione, attraverso le più note piattaforme digitali, di contenuti mediatici connotati dalla inequivocabile valenza istigatoria, nei quali si glorificano il martirio e la jihad, si esaltal’attacco armato anche contro obiettivi civili e si legittima teologicamente l’uso della violenza indiscriminata contro gliinfedeli.

È opportuno evidenziare che gli elementi probatori raccolti nel corso delle indagini non consentono di attestare l’appartenenza formale degli indagati ad organizzazioni terroristiche strutturate quanto, di contro, di validarne la loro adesione ad una rete di coordinamento informale, ispirata all’ideologia jihadista e caratterizzata proprio da una sistematica attività propagandistica nel mondo virtuale.

Il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, tutti i soggetti coinvolti devono considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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