Le vendite natalizie mostrano anche quest’anno un andamento differenziato tra i settori. L’alimentare si conferma il comparto più solido, sostenuto dai consumi domestici e dalle tradizioni delle festività, mentre moda e accessori continuano a soffrire il peso delle promozioni anticipate, del Black Friday e della concorrenza online, con effetti negativi sul commercio di prossimità.
In questo quadro si inserisce l’avvio dei saldi invernali fissato al 3 gennaio, tre giorni prima rispetto alla data tradizionale del 6 gennaio. L’anticipo è legato agli indirizzi unitari delle Regioni, che prevedono l’inizio delle vendite di fine stagione nel primo giorno feriale precedente l’Epifania.
Una scelta che incontra la contrarietà di Confesercenti e, in particolare, di Fismo, secondo cui l’anticipo compromette le vendite natalizie e svuota di significato il concetto stesso di saldi di fine stagione. Gli esercenti sottolineano come l’inverno sia iniziato il 21 dicembre e i saldi partano appena 13 giorni dopo, un intervallo troppo breve per una reale rotazione della merce.
Gli operatori del settore riassumono così la situazione: «O si ristabilisce la logica davvero stagionale dei saldi, oppure — se si vuole salvare uno dei comparti economici con il maggiore impatto occupazionale — il legislatore deve intervenire sulla normativa fiscale e del lavoro. Non si può continuare a chiedere sostenibilità a chi opera in un quadro che di sostenibile ha sempre meno».
Confesercenti ribadisce quindi la propria posizione: i saldi devono tornare a essere realmente di fine stagione, per garantire trasparenza ai consumatori e sostenibilità alle imprese del commercio.
